Natura Morta

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Rappresentazioni di oggetti inanimati, come come soggetti autonomi, erano apparse molto prima del 1600 nella storia dell’arte. Per esempio in epoca greca le case più ricche presentavano decorazioni a mosaico sui pavimenti che rappresentavano resti di cibo, immagine derivata dal culto dei morti: il cibo caduto dalla tavola era destinato ai famigliari defunti..

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Sempre in epoca greca e poi romana c’era l’usanza di decorare le pareti della sale da pranzo con rappresentazione di oggetti e cibi, come simbolico dono di benvenuto agli ospiti.
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Durante il medio evo l’interesse per la rappresentazione di oggetti autonomi si perde.
L’oggetto, se rappresentato, è solo di contorno all’agire umano o divino.
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Anche nel rinascimento  gli oggetti non sono quasi mai protagonisti, ma vengono inseriti in rappresentazioni più complesse.  Tuttavia, il rinnovato interesse naturalistico fa si che vengano ritratti sempre più fedelmente.
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Nello stesso periodo la natura morta si fa spazio nelle decorazione, come nelle tarsie lignee quattrocentesche realizzate  nello studio del Duca di Montefeltro, a Urbino : i pannelli simulano ante di armadi e scansie in cui sono collocati gli oggetti più diversi. Nella rappresentazione degli oggetti sono state applicate le regole della prospettiva. Gli autori di questi pannelli sono artisti fiamminghi.
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Nelle Fiandre infatti gli artisti di questo periodo, soprattutto i pittori,  si erano specializzati nel riprodurre gli oggetti in modo minuziosamente realistico, facendo loro acquisire una dignità e un’importanza non inferiore alle altre parti del dipinto. In questo venivano aiutati da una nuova tecnica, la pittura ad olio. Nella pittura ad olio i colori asciugano molto lentamente, permettendo all’artista di lavorare per moltissimo tempo sui singoli particolari del dipinto.  Il dipinto rappresentato qui sotto è del pittore fiammingo Ian van Eyk.

Si intitola: Ritratto del coniugi Arnolfini (1434). Non è grandissimo (misura 80×60 cm), ma l’autore vi ha inserito tantissimi particolari, che si vedono anche dopo la riproduzione fotografica . Guarda lo specchio sullo sfondo: non solo vi è dipinta la scena riflessa , compreso l’autoritratto del pittore che dipinge, ma nei piccoli spazi circolari che circondano lo specchio, sono rappresentate persino dieci scene della vita di Gesu’.

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Un altro pittore fiammingo, Hans Memling, potrebbe avere dipinto la prima vera natura morta, con una vaso di fiori come  protagonista. Secondo alcuni storici dell’arte questo dipinto è in realtà solo uno studio di un particolare  per un dipinto più complesso, quindi considerarlo un soggetto autonomo non riflette l’intenzione dell’artista .
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Nel 1500 in Italia cresce l’attenzione verso la rappresentazione di oggetti e forme del mondo naturale. Famose le grottesche e le ghirlande di Villa Farnesina, ricche di innumerevoli forme vegetali e la rappresentazione di strumenti musicali in un quadro di Raffaello. Le rappresentazioni di oggetti restano comunque considerate o come sottogenere decorativo o come parte non troppo importante di figurazioni più complesse.
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Nella  seconda meta’ del XVI secolo dalle Fiandre raggiunsero l’Italia molti dipinti tra cui quelli di Joachim Beuckelaer,  cui molti autori si ispirarono, ad esempio Vincenzo Campi.

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A questo stadio gli oggetti sono ormai il vero soggetto.
I tempi sono maturi e Caravaggio dipinge nel 1596-98 la “Canestra di frutta” in cui l’oggetto si libera completamente dalla presenza di altri elementi .
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Subito dopo (1600-1602) Sánchez Cotán, in Spagna,  dipinge le sue celebri nature morte.
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Nel 1600 la natura morta ha un grande successo: i religiosi, i  nobili, i borghesi amano circondarsi di nature morte.
Le nature morte di questo periodo rappresentano:
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oggetti che indicano la ricchezza:  stumenti musicali, frutti rari, cibi costosi, selvaggina, argenteria, drappi e oggetti preziosi, monete e gioielli, libri
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oggetti che ricordano lo scorrere del tempo, la fugacità della bellezza e dei piaceri terreni, l’ inutilità dei lussi mondani di fronte alla ineluttabilità della morte: teschi, candele spente (morte); clessidre e orologi (scorrere del tempo); pipe  (il tabacco si consuma come la vita); bolle di sapone e calici di vetro, specchi infranti  (fragilità delle cose terrene); fiori e frutta (essendo di breve durata, simboleggiano anch’essi la fragilità, la caducità, la transitorietà della vita). Spesso vicino alla frutta sono dipinti insetti o piccoli animali, che si nutrono di frutta.

pensavo che..

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